TACUS

Il veleno è femmina. Storie di donne, di cibo e di morte

Il veleno è femmina. Storie di donne, di cibo e di morte

Il veleno è femmina. Storie di donne, di cibo e di morte

«Nella bocca della serpe e nel pungiglione della vespa

non troverai veleno altrettanto micidiale di quello che può celarsi nel cuore dell’uomo»

(Proverbio cinese)

 

Dalla cantarella all’aconito, dal laudano alla belladonna: argute, scaltre e determinate, sono tantissime le storie di “donne fatali”, agenti di morte, che usarono il cibo come arma per uccidere.

Quello tra le donne e il cibo è un connubio antichissimo che affonda le proprie radici negli albori della civiltà. La loro propensione alla cura, non solo del nucleo famigliare ma della comunità tutta, le ha rese depositarie di una conoscenza ancestrale che si esprime attraverso la manipolazione del cibo.

La cucina, per secoli simbolo di reclusione sociale, è divenuta luogo dove potere sperimentare una qualche forma di liberazione consumata attraverso l’alimento, strumento infallibile nelle mani delle donne, oggetto di seduzione ma, al tempo stesso, ricettacolo di vendetta lenta e impietosa.

Storia, letteratura, leggende e tradizioni popolari ci hanno tramandato numerosi esempi di donne che si sono servite del cibo per sbarazzarsi di nemici, avversari e amanti più o meno scomodi, invitandoli a cena con la morte. Tra le più celebri, Locusta, che nella Roma di Claudio si guadagnò la fama di negoziante di filtri d’amore e veleni di ogni sorta. Si dice che fu proprio lei a servire all’imperatore il piatto di funghi velenosi che lo uccise. Dopo di lei, negli anni del Rinascimento, si contano numerosissime avvelenatrici seriali, più o meno esperte, diffuse in tutta la penisola. È Lucrezia Borgia spiana la strada ad una lunga e terribile “stagione dei veleni”.

Nel 1654 Giulia Tofana, cortigiana e fattucchiera palermitana, donna a servizio di altre donne (per lo più nobili) uccise nel complesso circa 600 uomini grazie ad un prodotto di sua invenzione – composto da arsenico, piombo e antimonio – inodore, incolore e insapore, ribattezzato Acqua Tofana. Stesso business ma meno fortuna, invece, per Giovanna Bonanno, anch’essa nata in quel di Palermo, inventrice del terribile aceto a base di arsenico (per il quale viene ricordata come “Vecchia dell’aceto”) che, sul finire del Settecento, mise a morte centinaia di ignari mariti palermitani.

 

di Carmela Corso

PROMO TOUR

 

RADUNO: Piazza Santo Spirito (davanti gradinata Mura delle Cattive) | ore 18:15

CONTRIBUTO INIZIATIVA: €3 (soci Tacus) | €5 (non tesserati)

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: 320.2267975

♦  Stregoneria, magia terapeutica e medicina nella Palermo antica: guaritrici, presunte streghe e avvelenatrici. Una passeggiata raccontata storico – antropologica che ricostruisce l’identità socio culturale della donna e il rapporto con il Collegio medico e la Santa Inquisizione. Dai ricettari ai processi per maleficio, un tour per dar luce al filo sottile che separa l’arte di medicare da quella di maleficare.