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Lo sbirro nemico di tutti, amico di nessuno Uno dei tratti più affascinanti dei romanzi di Luigi Natoli è, senza dubbio, il loro rispecchiare, seppur in parte, fatti e personaggi storici le cui tracce si perdono, tra realtà e finzione, nelle memorie tramandate di generazione in generazione. Uno tra questi è Matteo Lo Vecchio, il terribile e infido “sbirro” sguinzagliato da don Raimondo alla ricerca dei Beati Paoli. E non è un caso che l’autore lo scelga come antagonista della setta. Personaggio realmente esistito, vissuto tra il XVII e il XVIII secolo, Matteo Lo Vecchio, descritto dal Natoli quale uomo perfido e ingannatore, passa alla storia come il più infame degli “algozzini”, (dallo spagnolo alguacil, sceriffo o sbirro): rozzo, doppiogiochista,…

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«Blasco da Castiglione, voi avete impedito questo atto di giustizia, e vi siete fatto complice di uno scellerato!… […] Don Raimondo della Motta vi ha accusato di essere uno dei capi di questa società; vi ha fatto arrestare a Messina, ha tentato di farvi morire avvelenato e voi gli prestate il vostro braccio…» All’interno di un’intricata matassa fatta di congiure familiari, oscure macchinazioni e patti segreti operano i Beati Paoli, un misterioso gruppo settario di uomini dai volti celati che agiscono nell’ombra, emanando sentenze e operando impietose condanne “col color di riparar li altrui torti”. Sullo sfondo una Palermo settecentesca che, tra bene e male, fa da scenario a quel gioco di opposizioni e topos caratteristici della letteratura ottocentesca alla…

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Palermo, 1700. In una Sicilia caratterizzata da inquietudini e contraddizioni, forgiata nel segno del pugnale e del crocefisso, nascono i Beati Paoli, celebrati dalla penna di Luigi Natoli nel suo romanzo più celebre, in cui celebra le gesta di questa controversa e misteriosa setta, il cui ricordo ancora vive nelle memorie popolari e nella tradizione orale isolana. Una sinistra e imprevedibile società segreta che opera nell’ombra giudicando, attraverso processi sommari, scellerati e malfattori “sotto colore di ripar li altrui torti”. Uomini che si innalzano a difensori dei poveri e degli oppressi, in nome di una giustizia privata, non scritta, tanto inflessibile quanto inesorabile: «scolpita nei nostri cuori […] noi la osserviamo e costringiamo gli altri ad osservarla […] e per…

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Il fascino e la tragicità della storia trovano ampio fondamento nella sua imprevedibilità. E cosa c’è di più imprevedibile di una setta misteriosa che opera nell’ombra e giudica impietosa, decidendo arbitrariamente, senza rinvii né appelli, sorti e destini di una popolazione alla sua mercé? Vendicatori, giustizieri, difensori dei poveri e degli oppressi, braccio aggiunto ad una giustizia troppo spesso cieca ed inefficace, oppure scellerati malfattori che, sotto il colore di ripar di altrui torti,  compivano i peggiori misfatti? Al giudizio dei posteri l’ardua sentenza. Grotte scavate sotto la città vecchia, uomini incappucciati, riunioni segrete, patti e cospirazioni… Che li si identifichi come benefattori o come criminali, è innegabile l’attrattiva che l’alone di mistero che, da oltre cinque secoli, gravita attorno…

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