TACUS

Rosalia Lombardo. La mummia più bella del mondo

Rosalia Lombardo. La mummia più bella del mondo

Rosalia Lombardo. La mummia più bella del mondo

Vita e morte conoscono ragioni che la ragione umana non conosce e anche nel dolore più grande, quello di un genitore che perde il proprio figlio, si può leggere il più dolce dei gesti. È la storia di Rosalia Lombardo, “la Bella Addormentata”, la piccola e sfortunata bambina palermitana, morta novantotto anni fa, custode di uno dei più affascinanti misteri d’Italia.

Morta all’età di due anni a seguito di una brutta polmonite, Rosalia viene affidata dal padre, alle cure del dottor Alfredo Salafia, imbalsamatore noto per aver ideato una formula in grado di garantire la perfetta conservazione dei cadaveri, che regala al suo sonno un soffio di eternità. Novantotto anni dopo la piccola Rosalia è ancora lì, nella sua teca custodita nelle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, con gli stessi riccioli e lo stesso viso tondo di quel triste 1920. E sono proprio quel viso e quel corpo, rimasti praticamente intatti dopo quasi un secolo, ad infittire il mistero e scrivere la leggenda della “mummia più bella del mondo”.

Sottoposta a numerosi esami e all’occhio vigile delle telecamere di sorveglianza pare che Rosalia, come fosse realmente una bambina colta nel momento del sonno, apra e chiuda gli occhi almeno una volta al giorno. Un fenomeno “singolare”, solo apparentemente inspiegabile. È probabile che, le variazioni di umidità della stanza in cui si trova la mummia, causino questo involontario movimento delle palpebre. Ciò che è certo è, invece, che lo scorrere del tempo e le variazioni climatiche a cui è stato sottoposto il cadavere nei decenni hanno schiarito i capelli e le ciglia della piccola rendendoli quasi dorati. Di sicuro sorprende constatare come, grazie al sapiente lavoro del dott. Salafia, la morte abbia solo sfiorato Rosalia senza mai, di fatto, cancellarne la memoria.

Ma chi era Alfredo Salafia? Passato alla storia come uno degli imbalsamatori più celebri al mondo, divenne celebre aver messo a punto un metodo di conservazione della materia organica basato sull’iniezione di sostanze chimiche. Dopo aver applicato a lungo il proprio sistema per esperimenti tassidermici, nel 1900 ottenne il permesso di sperimentare il composto su cadaveri umani presso la Scuola Anatomica del prof. Randaccio. Il perfetto risultato ottenuto suscitò presto ammirazione ed interesse e così due anni dopo Salafia venne convocato per restaurare il corpo di Francesco Crispi, imbalsamato a Napoli, ma giunto a Palermo in condizioni di conservazione precarie.

La minuziosa opera di restauro gli valse il plauso della stampa e gli permise di essere riconvocato per la preparazione di personaggi preminenti, in modo tale che le loro salme potessero essere esposte per un lasso di tempo prolungato. Tra di essi si ricordano il Cardinal Michelangelo Celesia, Il Senatore Giacomo Armò, l’editore Salvatore Biondo e l’etnografo Giuseppe Pitrè. Per anni si è alimentato il mistero sulla composizione chimica della sua formula, definitivamente decodificata dal paleopatologo messinese Dario Piombino-Mascali.

Articolo di Carmela Corso