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Cornucopia di raffinate delizie culinarie, ‘U cannistru, il cesto, è l’elemento decorativo, l’oggetto feticcio di una delle feste più care alla tradizione popolare isolana: la festa dei morti. I bambini aspettano tutto l’anno l’arrivo dei morti che, per celebrare il ricongiungimento ai propri cari, portano loro in dono dolciumi, biscotti, frutta secca e altre leccornie, sapientemente disposte all’interno del Cannistru, un particolare cesto (realizzato solitamente in vimini) decorato che, attraverso l’utilizzo di cibarie tradizionali, esorcizzare l’idea della morte, trasformando il giorno dei morti in un’occasione festa, in cui ricordare con affetto, senza angosce o tristezze, i propri cari che tornano sulla terra per donare la vita. Cunzare ‘u cannistru è un’operazione complessa che richiede un’attenta e accurata preparazione. Rappresenta l’offerta…

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“Chi ti misiru i morti? U pupu cu l’anchi torti” Nel parterre di feste e commemorazioni care alla tradizione siciliana, un posto d’eccezione è riservato alla festa dei morti, una ricorrenza antichissima che risale agli albori del X secolo nel periodo, cioè, in cui la Chiesa inizia a cristianizzare le feste pagane. Una tra le tante è, per l’appunto, quella dedicata alla commemorazione dei defunti che in Sicilia più che in altre parti assume contorni particolari. Il rapporto con la morte, infatti, nella tradizione isolana ha un aspetto bivalente: se da un lato le anime dei defunti vengono scacciate con l’ausilio di riti e preghiere – per allontanare il pericolo di contatti con gli inferi, considerati dominio assoluto del male…

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Interviste impossibili Rigido e fedele servitore della corona il primo, alla testa della più grande ammiraglia del suo tempo; spregiudicato generale e ambizioso uomo di potere il secondo, a capo di uno degli Stati più potenti d’Europa. Horatio Nelson e Napoleone Bonaparte, due uomini, due icone in eterna rivalità come i loro paesi d’origine, protagonisti – ciascuno a proprio modo – di una delle pagine più importanti della storia moderna a confronto in un’improbabile intervista doppia. Raccontateci qualcosa di voi. Nelson Nacqui il 28 settembre 1758 in un piccolo villaggio nel Norfolk, Gran Bretagna. Fui decorato ammiraglio e fedele servitore della corona britannica. Combattei in alcune delle più importanti battaglie della storia riportando numerose vittorie che mi valsero l’appellativo di…

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L’ultima vittoria dell’ammiraglio Nelson Era il 21 Ottobre del 1805. Di fronte a capo Trafalgar, qualche chilometro a sud di Cadice in Spagna, la flotta inglese aveva raggiunto e bloccato quella franco-spagnola, e stava preparandosi ad una delle battaglie napoleoniche più importanti del secolo. La battaglia di Trafalgar. Vincendo, infatti, Napoleone avrebbe detronizzato l’Inghilterra dal rango di superpotenza del mare. I francesi infatti, in difficoltà nel contrastare la marina inglese, chiesero aiuto agli alleati Spagnoli, ben più esperti di battaglie in mare, e anch’essi col dente avvelenato per aver perso il primato militare sul mare. Così la flotta che l’ammiraglio Horatio Nelson si trovava davanti era un misto di navi spagnole e francesi, comandate da Pierre Charles Silvestre de Villeneuve.…

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21 ottobre 2015 La figura dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson è, ad oggi, una delle più importanti della storia militare inglese. A lungo regina incontrastata dei mari, infatti, l’Inghilterra si confermò tale fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Ciò non sarebbe stato possibile senza le mirabolanti vittorie di Nelson nel corso delle guerre napoleoniche. Anche la vita dell’ammiraglio è parecchio movimentata. Alla sua vorticosa ascesa militare corrispondono anche diverse ferite di guerra (anche non da poco, come la perdita di un occhio e l’amputazione di un braccio), segno di una costante presenza in prima linea nelle battaglie. Da un punto di vista militare possiamo a buon diritto definirlo un innovatore, visto che proprio da alcune sue innovazioni e trasgressioni del…

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18 ottobre 2015 Quella di comunicare è sempre stata un’esigenza recondita nell’uomo sin dagli albori. Il bisogno di esprimersi, di trovare un contatto con gli altri lo ha spinto all’articolazione e all’evoluzione del linguaggio. Ma come fare a comunicare a distanza? Segnali di fumo, giochi di luce con vetri e specchi, messaggi scritti… tantissimi dono gli strumenti utilizzati dall’uomo nel corso dei secoli nel tentativo di raggiungere i suoi simili e accorciare le distanze. L’avvento della tecnologia e, nello specifico, dell’elettricità, gli ha permesso di compiere enormi passi avanti. Il primo a muoversi in tal senso è l’inglese Francesco Rowlands con l’invenzione del telegrafo elettrico che spianerà la strada ai lavori di Carlo Wheastone, Guglielmo Cooke e Samuel Morse, inventore…

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