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“Operazione Husky”: lo sbarco degli Alleati in Sicilia

“Operazione Husky”: lo sbarco degli Alleati in Sicilia

“Operazione Husky”: lo sbarco degli Alleati in Sicilia

Settantacinque anni. Tanto è passato da quel 10 luglio 1943, giorno in cui si completava l’Operazione Husky, la più grande operazione anfibia della Seconda Guerra Mondiale che permise l’approdo sull’isola delle truppe anglo americane influenzando in maniera decisiva la caduta del fascismo in Italia e segando per sempre i destini tanto dell’Italia quanto dell’Europa e del mondo.


L’idea di invadere la Sicilia era emersa dapprima a Londra durante l’estate del 1942, quando vennero fissati due importanti obiettivi strategici nel Mediterraneo per le forze inglesi: Sicilia e Sardegna, alle quali furono assegnati rispettivamente i nomi in codice di Husky e Brimstone. La decisione finale non fu però facile; inglesi ed americani avevano, infatti, due opposte concezioni di guerra. Gli americani, fiduciosi delle loro ingenti risorse materiali, spingevano per un attacco frontale contro la Germania, con un’invasione del Nord della Francia del nord attraverso il Canale della Manica; gli inglesi, d’altra parte, consapevoli di possedere minori risorse ma con una maggiore esperienza sui mari, preferivano un attacco sul Mediterraneo per portare fuori dalla guerra l’Italia.

Alla conferenza, la rappresentanza britannica, capeggiata dal Primo Ministro Winston Churchill e dal capo di Stato maggiore imperiale, il generale sir Alan Brooke, presenziarono anche l’ammiraglio sir Dudley Pound, il maresciallo di campo sir John Dill (che rappresentava i capi di Stato maggiore inglesi a Washington) ed il futuro maresciallo della Royal Air Force sir Charles Portal. Per la delegazione americana, oltre al Presidente F.D. Roosevelt, erano presenti il capo di Stato maggiore dell’esercito americano, il generale George C. Marshall, l’ammiraglio Ernest J. King, capo delle operazioni navali e il generale H.H. Arnold, a capo delle Forze aeree.

L’accordo fu raggiunto a Casablanca: si sarebbero continuate le operazioni sul Mediterraneo, attraverso l’invasione della Sicilia, in cambio dell’impegno da parte degli inglesi di un attacco diretto sul Canale l’anno successivo. In seguito all’accordo di Casablanca, il Generale Dwight D. Eisenhower, già comandante delle forze Alleate in Nordafrica, ebbe il comando supremo dell’Operazione Husky. Lo Stato maggiore unificato (JPS-Joint Planning Staff) affidò ad Eisenhower il compito di formare un quartier generale per organizzare il piano di invasione e alla fine di gennaio venne creato un gruppo di programmazione ad Algeri che prese il nome di “Task Force 141” (numero della stanza dell’albergo dove ebbe luogo il primo incontro).

Svoltosi a poche settimane di distanza dal violento bombardamento e dalla conseguente occupazione dell’isola di Pantelleria, che l’opinione pubblica italiana, suggestionata dalla propaganda, fino ad allora era abituata a considerare una specie di seconda Malta (allora presidio inglese), ovvero una base quasi inespugnabile, preliminare necessario alle successive azioni, il piano Husky rappresentò la prima grande operazione messa in atto sul suolo italiano dagli Alleati a cui presero parte la 7ª Armata statunitense al comando del generale George Smith Patton e l’8ª Armata britannica al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo d’armate sotto la responsabilità del generale britannico Harold Alexander, con un totale di 1375 navi da guerra e da trasporto, 1124 mezzi da sbarco, 4000 aerei e circa 160.000 uomini con 600 carri armati e 800 camion. Per la prima volta apparivano l’LST, mezzo da sbarco per i carri armati, e il DUKW, camion anfibio a sei ruote.

Se, da un lato, gli Alleati vedevano nella presa della Sicilia lo step necessario per controllo totale sul Mediterraneo e l’indebolimento “politico” dell’Asse Roma-Berlino, dall’altro le forze italo tedesche, consapevoli dell’importanza strategica dell’isola, ampliarono, tra il 1941 e il 1943, il sistema di fortificazioni preesistente, con la costruzione di casematte. Nei mesi antecedenti lo sbarco, a presidio dell’isola vi erano dieci divisioni italiane, rinforzate da due divisioni tedesche. Il supporto aereo era garantito da circa 500 velivoli, mentre quello navale era rappresentato da sommergibili e piccole unità costiere. Dopo l’attacco contro l’isola di Pantelleria caduta l’11 giugno 1943, nella notte del 9 luglio l’armata anglo statunitense, salpò alla volta della Sicilia la cui difesa era affidata alle truppe del gen. Alfredo Guzzoni. Dopo svariate incursioni aeree , all’alba del 10 luglio, circa 160.000 uomini sbarcavano nell’isola scontrandosi contro i vigorosi contrattacchi della divisione tedesca Hermann Goring e della italiana Livorno.

La conquista della Sicilia da parte degli Alleati fu completata in 39 giorni, il 17 agosto del 1943, con l’occupazione di Messina e la ritirata delle truppe italo-tedesche in Calabria.

Articolo di Carmela Corso