Nostradamus

Nostradamus

“La chiave delle interpretazioni sarà scoperta quando sarà giunto il momento di dissipare l’ignoranza.”

Nostradamus

Amato e idolatrato in egual misura Nostradamus – che basterebbe descrivere con “volere è potere” o “carpe diem” – è, senza dubbio, tra i personaggi più controversi ed emblematici che la storia abbia regalato all’umanità.

Considerato il veggente più noto di tutti i tempi, enigmatico a causa del suo linguaggio oscuro e fumoso, è stato astrologo, medico provenzale e scrittore di numerose profezie.

La biografia su Nostradamus è ammantata di leggende che ne esaltano le doti profetiche. Michel de Nostredame nasce il 14 dicembre 1503 a Saint Rémy de Provence da una famiglia di mercanti ebrei. Vive la tipica vita di un intellettuale francese del XVI secolo iniziando il suo percorso di studi ad Avignone in farmacia, erboristeria e sviluppa un particolare interesse per le virtù terapeutiche delle piante. Nel 1524 è iscritto alla rinomata facoltà di medicina di Montpellier. Dopo la laurea si trasferisce ad Agen, su invito di Giulio Cesare Scaligero, e sposa una donna dalla quale avrà due figli che moriranno, insieme alla madre, in circostanze misteriose.

Su di lui incombe l’ombra dell’inquisitore Louis de Rochet che, fra il 6 marzo e il 30 aprile 1538, raccoglie le denunce di due francescani che lo accusano di aver parlato contro la venerazione delle immagini sacre. Abbandona precipitosamente Agen, approda a Port Sainte Marie per poi vagabondare in diversi paesi della Francia e dell’Italia.

Nel 1544 è a Marsiglia dove tenta di debellare il contagio di peste con salassi, purgativi e sudoriferi. In qualità di medico, visita ed opera nelle città di Aix-en-Provence, Lione ed, infine, a Salon de Provence dove, nel 1547, sposa Anne Ponsard – vedova, ricca e senza figli – e acquista una casa ai piedi del Castello dell’Arcivescovo, nel quartiere Ferreiroux. A Salon si occupa di medicina, produce e vende pillole, unguenti, filtri e polveri.

Durante il suo soggiorno in Italia (1548 – 1549), passando per Savona, Genova e Milano, giunge a Venezia dove, presumibilmente, viene a contatto con medici appassionati di astrologia e con una diffusissima pubblicistica astrologica. Di ritorno dal suo viaggio, dove prescrive medicine di sua formulazione a personaggi della nobiltà, scrive e pubblica almanacchi, pronostici e presagi, datati fino al 1566, anno della sua morte.

Il libretto che lo consacra ad imperitura memoria viene stampato il 4 maggio 1555: appena 46 fogli di dimensioni ridotte, conservati presso i Fondi Rochegude della Biblioteca d’Albi.

Il suo nome inizia a circolare rapidamente presso le grandi corti europee grazie alla sua prolifica produzione – ogni anno un nuovo almanacco, arricchito di nuove profezie che dicevano tutto e il suo contrario – e lo stile oracolare ambiguo, allusivo e oscuro. Il suo essere spesso tacito ed enigmatico, dall’aspetto austero, con la barba lunga che indica saggezza, la grande conoscenza delle virtù terapeutiche delle piante, dell’italiano e del latino, non fanno che contribuire all’esaltazione del personaggio.

Le prime critiche arrivano da parte del medico e astrologo Laurens Videl che lo definisce “uno che non avesse mai visto un libro di astrologia” e che “non saprebbe fare errori più grandi”; ma Nostradamus può contare su sostenitori come Margherita di Francia, il marito Emanuele Filiberto di Savoia e gran parte dell’élite dell’epoca. Allo stesso Papa Pio IV dedica l’almanacco del 1562.

È in piena notte che il veggente, appartato nel suo studio e dopo intense fumigazioni di piante “magiche”, attende l’arrivo delle sperate visioni che saranno sapientemente trasformate in decasillabi rimati.

Continua ad allarmare i nobili, senza mai predire sventure, e a pronosticare grandezze per i discendenti del re di Francia Enrico II tanto da essere convocato e, successivamente, ampiamente ricompensato da Caterina de’ Medici.

Le sue profezie, il suo stile linguistico e gli scenari descritti, sono frutto di rielaborazioni dei testi Charles Estienne o di Macé Bonhomme, dei ricordi di saccheggi e devastazioni nella Provenza del 1524, dell’epidemia di peste che colpì nel 1525 la città di Narbone quando era ancora uno studente, e quella successiva a Marsiglia nel 1544, ad Aix-en-Provence nel 1546 e a Lione nel 1547.

Nostradamus muore il 2 luglio 1566 lasciando ai suoi eredi una vera fortuna: oggetti preziosi, più di 3.000 scudi, e asset strategico intangibile: la reputazione di Nostradamus.

Con la sua morte si apre un nuova era, quella dei suoi interpreti. Iniziano, così, a fioccare le biografie sul profeta scritte dal figlio César de Nostredame e dal discepolo e segretario Jean Aimé de Chavigny. I due giovani comprendono sin da subito la portata economica dell’affare Nostradamus arricchendo gli scritti con aneddoti e dettagli sull’abbigliamento (“vestivo sempre di nero”) e sull’aspetto (la barba lunga, i gesti lenti o le parole misurate).

Ogni epoca, dal Seicento al Novecento, ha riscoperto Nostradamus in virtù delle sue capacità di poeta, alla ricerca di una logica interna alle Centurie e di un messaggio esoterico.

Nostradamus, assai lontano dalla conoscenza di astri o effemeridi, è stato un abile interprete di quel Rinascimento che rappresenta la più alta concentrazione di genialità; uno dei tanti che sfruttò le mode della nobiltà, concentrando la sua attenzione su ciò che destava più interesse: astrologia, alchimia e veggenza.

articolo di redazione

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