Magia e stregoneria nell’antica Roma

Magia e stregoneria nell’antica Roma

«Il mondo è pieno di cose magiche, pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano»


William Butler Yeats

Affascinante e complesso, l’universo della magia e dell’occulto ha da sempre esercitato un fortissimo potere attrattivo nell’uomo che, fin dalla notte dei tempi, ha cercato in ogni modo di indagarne il mistero. Non esiste cultura, infatti, che non abbia una sua tradizione magica, le cui radici affondano in tempi lontanissimi, fatta di rituali, segni, formule e linguaggi. Un lato oscuro della civiltà, indice di uno spasmodico bisogno di dare una risposta a ciò che non si riesce a spiegare.

È, soprattutto, presso popolazioni come i Romani che le “arti magiche” – frutto di una fusione tra religioni e credenze di etnie e popolazioni conquistate – permeano in modo profondissimo nelle viscere del tessuto culturale e sociale, spesso utilizzate per colpire in modo invisibile e letale nemici e personaggi scomodi. Lunga è, infatti, la tradizione di maledizioni sapientemente occultate all’interno di oggetti di uso comune o sotterrate in luoghi segreti come tombe, fontane e boschetti e ritrovate, quasi per caso, all’interno delle aree archeologiche.

E se da un lato,  con l’espansione dei territori dell’Impero e l’incremento dei flussi umani che si spostano in particolare verso la Capitale, la magia coinvolge fette sempre più larghe di popolazione; dall’altro le autorità civili, che vedono in essa “una scienza temibile e perversa”, cercano di osteggiarla attraverso leggi che la vietano espressamente accanendosi duramente contro il “magus”, l’odierno stregone, con punizioni che vanno dalla confisca dei beni alla pena di morte per coloro che avessero effettuato rituali finalizzati a delitti.

Due aneddoti in particolare sono indicativi del meccanismo della magia e della stregoneria nell’antica Roma.

Famoso il caso di tre ricche matrone romane, da poco tempo rimaste vedove e scoperte a mescolare liquidi misteriosi all’interno di una grossa pentola. Interrogate sugli ingredienti utilizzati, le tre donne, rifiutandosi di approfondire l’argomento, sono condannate a trangugiare l’intruglio incriminato, morendo avvelenate nel giro di pochi minuti.

Un secondo aneddoto, raccontato da Orazio, svela i torbidi rapimenti di bambini in tenera età, offerti in sacrificio durante barbari rituali magici: “Il bambino ancora impubere, spogliato delle sue insegne di libero, avrebbe intenerito perfino il cuore crudele dei Traci. […] Così il bambino, seppellito nella fossa con il volto scoperto, come i nuotatori che emergono dall’acqua soltanto con il mento, morirà lentamente, davanti allo spettacolo di piatti carichi di cibi spesse volte cambiati. E quando gli occhi fissi sul nutrimento negato si saranno chiusi per sempre, il midollo e il fegato disseccati del bambino diventeranno un filtro d’amore.”

La testimonianza di un altro episodio è tornata alla luce attraverso l’epitaffio di una stele funeraria, che recita:

Giocondo, figlio di Grifo e di Vitale. Mi avviavo verso il quarto anno, ma sono sotto terra, mentre avrei potuto fare la gioia di mio padre e di mia madre. Una strega crudele mi ha tolto la vita. E’ ancora sulla terra, lei, e pratica ancora i suoi pericolosi artifizi. Voi, genitori, custodite bene i vostri bambini, se non volete avere il cuore trapassato dalla disperazione”.

articolo di Carmela Chiara Corso