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Lucrezia Borgia. La dama dei veleni

Lucrezia Borgia. La dama dei veleni

Lucrezia Borgia. La dama dei veleni

Pochi nomi sono indissolubilmente legati all’idea di tradimenti, intrighi di palazzo e sinistri complotti come quello di Lucrezia Borgia. Potente e colta, entra nell’immaginario collettivo, come la perfetta rappresentazione della donna bella e fatale. Figlia illegittima di Papa Alessandro VI gioca, per gran parte della sua vita, una partita più grande di lei, nel ruolo di pedina nelle mani del padre prima e del fratello poi, entrambi abili manovratori del grande scacchiere della politica del Rinascimento italiano. Saranno solo la sua astuzia e la sua conoscenza dell’oscura arte della manipolazione delle erbe e della sofisticazione dei veleni a consentirle di ritagliarsi un suo spazio e a fare di lei l’affascinante e temibile Lucrezia Borgia degli scritti di Guicciardini e Machiavelli. Raffinata ed elegante, intelligente e ammaliante, allo stesso tempo ammirata e temuta, da perfetta castellana rinascimentale si fa largo nelle corti italiane per le sue spiccate abilità diplomatiche. A causa del suo, anche involontario, coinvolgimento negli intrighi orditi dalla sua famiglia, viene spesso associata a vicende oscure e immorali, di soprusi e omicidi. La sfera privata, di certo, contribuisce ad alimentarne l’idea di donna diabolica. Negli anni, infatti, colleziona tre mariti e innumerevoli amanti, tutti usciti di scena in circostanze misteriose o violente.

Durante tutto il pontificato di Alessandro VI, e per gran parte dei secoli successivi, l’immagine di Lucrezia subisce numerosi attacchi. Diverse voci e leggende la vogliono come spietata agente di morte, speculando sui veleni di cui si serviva per eliminare nemici politici e amanti scomodi. Si diceva, ad esempio, che possedesse un anello cavo, utilizzato per introdurre un veleno di sua invenzione (ottenuto grazie ad una particolare mistura di arsenico e viscere di maiale che, una volta secca e ridotta i polvere aveva una potenza tossica tale da uccidere, tra atroci tormenti, nel giro di ventiquattro ore), forse una variante della cantarella romana, in cibi e bevande durante feste di dubbia natura; altre voci dicono che usasse far servire funghi epatotossici ai banchetti, che grazie ad un azione ritardante, uccidevano gli sfortunati commensali a distanza di tempo, così da non destare sospetti. O, ancora, che impregnasse di veleno le vesti dei propri amanti  in modo da ucciderli senza che nessuno potesse accorgersene. Ad aggravare la nomea di avvelenatrice seriale, le dicerie su una sua relazione incestuosa con il padre e il fratello Cesare.

Che sia stato il caso o il fato beffardo, nel 1503, Alessandro VI ed il figlio vengono avvelenati contemporaneamente; e se il Papa muore quasi istantaneamente, Cesare si salva quasi miracolosamente. Morirà quattro anni dopo, nel regno di Navarra, durante un’imboscata.

Tra giochi di potere, colpi di scena, favolosi matrimoni e tragiche morti, si consuma la vita di Lucrezia, morta nel 1519 in quel di Ferrara. Una vita travagliata, fatta di gioie e tanti dolori. La realtà di Lucrezia Borgia, dipinta dai nemici come una donna corrotta e perversa, dedita alle arti malefiche compiute grazia all’ausilio di potenti veleni, è, invece, quella di una vita mai realmente vissuta, sacrificata sull’altare del volere di una famiglia potente e temuta. Un peso, forse, troppo grande da portare sulle spalle.

Articolo di Carmela Corso