Il gioco delle carte nell’arte

Il gioco delle carte nell’arte

Tracciare la storia della raffigurazione del gioco delle carte nell’arte è da considerarsi un vero proprio viaggio per immagini che ritraggono le evoluzioni ludiche e le modalità con cui l’uomo, nei secoli, si è impegnato nel sollazzo e nel diletto.  La rappresentazione dei giochi di carte sono uno dei soggetti più prolifici della produzione artistica che permette di approfondire le abitudini della società nei diversi periodi storici. Riunirsi davanti a un tavolo di gioco era, infatti, usanza assai comune in tutti i ceti sociali, e le raffigurazioni in questione offrono anche una visione unica nella diffusione di giochi specifici, le modalità e le differenze con cui venivano giocati.

Da Caravaggio a Guttuso, passando per Boulogne, Cézanne e Botero, in tanti gli artisti che hanno impresso su tela le mille sfaccettature del gioco e del suo fascino lasciando non solo un’eredità artistica senza pari ma permettono anche di approfondire, attraverso le loro opere, nel dettaglio, le abitudini della società con spunti di riflessione molto interessanti.

Come una spessa tela di ragno, il gioco di carte, interpretato come mero sollazzo dello spirito, è un’attività che irretisce soggetti eterogenei.  Mettere a confronto differenti rappresentazioni di giochi di carte permette di scoprire sin da subito che il tema del gioco trascende la classe sociale di appartenenza come si evince nelle opere di Théodore Rombouts, Adriaen Brouwer e Jean Leon Gerome Ferris che mostrano come il gioco venga perpetuato indistamente da nobili e contadini, studenti, soldati e monaci, uomini e donne nel comune desiderio di testare i propri limiti e sfidare la sorte.

Un aspetto del vivere quotidiano rappresentato da Francisco de Goya che in uno dei suoi quadri più celebri raffigura la scena idilliaca di un gruppo di amici che passano un pomeriggio insieme. Il gioco di carte non ha assolutamente alcun significato negativo: è puro e semplice intrattenimento. O – ancora – nei lavori di T. Golwig, Renato Guttuso, Paul Cézanne e Giulio del Torre, che mettono su tela tutta la normalità del gioco giocato intorno ad un tavolo o agli angoli della strada, che diventa irrinunciabile abitudine di tutti i giorni.

Non solo spasmodica ricerca di ricchezze sempre maggiori ma, quindi, anche un momento di squisita convivialità che prende forma nelle tele di Norbert van Bloemen, David Teniers e George Caleb Bingham dove tra i tavoli di un’osteria, sopra una zattera improvvisata o nel bel mezzo di un cortile all’aperto ci si intrattiene con amici e compagni di ventura tra una bevuta e una giocata per puro godimento dell’anima.

Uno spaccato assai diverso del gioco è offerto, invece, dalle opere di Caravaggio e Valentin de Boulogne che ne mostrano l’aspetto più crudo e drammatico, frutto degli aspetti più cupi dell’animo umano, fonte di rovina, violenza e, in taluni casi, alla morte. E se Caravaggio punta l’accento sull’azzardo e la truffa, sulla tensione per quello che potrebbe accadere da un momento all’altro, altri come  Adriaen Brouwer e Jean-Louis-Ernest Meissonier mettono in scena la rabbia, la ruffa e, infine la tragedia e l’inevitabile morte di uno o più soggetti.

Croce e delizia dell’uomo, allo stesso tempo vittima e carnefice, il gioco e la sua rappresentazione nelle opere d’arte, ci offre la possibilità di capire il ruolo unico e affascinante che, da sempre, svolge nella nostra società come via per raggiungere momenti di felicità e benessere dell’anima.

di Carmela Corso

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