Artemisia Gentileschi. La “caravaggésca” femminista

Artemisia Gentileschi. La “caravaggésca” femminista

Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Artemisia Lomi Gentileschi, pittrice cinquecentesca annoverata tra i grandi della sua epoca e divenuta pioniera ed icona del femminismo.

Ingannata e abusata, con coraggio ed una forza senza eguali all’epoca per una donna, denuncerà il suo stupratore portandolo in tribunale.

Figlia di Orazio, pittore e amico del Caravaggio, la giovane Artemisia segue le orme paterne, mostrando fin da subito un grandissimo talento. Si appassiona al sapiente alle tecniche, alla tridimensionalità e al gioco di luci e ombre delle opere del Merisi, che studia grazie alle tele paterne.

La carriera ed il successo di Artemisia vengono, tuttavia, adombrati da uno scandalo che segnerà profondamente la sua vita e la sua arte. Appena diciottenne è vittima delle brame lussuriose di Agostino Tassi, pittore e amico del padre, che abusa di lei nonostante i fermi rifiuti della ragazza.

Orazio Gentileschi denuncerà il fatto alle autorità dopo circa un anno. Il nome di Artemisia viene, così, macchiato dal disonore e lei, vittima, sarà additata da tutti come una poco di buono.

«Oggi basta fare il nome di Artemisia Gentileschi per evocare una pittura drammatica, popolata di energiche figure femminili rappresentate in modo diretto e intransigente, e che si rapporta e si integra con gli eventi della vita dell’artista»

Judith Walker Mann

Alle ingiurie che seguono l’inizio della causa per stupro, Artemisia risponde con alcune delle opere più belle della sua intera produzione artistica: da “Giuditta che decapita Oloferne“, ad “Autoritratto come martire“, che riflettono i tumulti di un animo ferito ma non spezzato.

«L’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità. […] Nulla in lei della peinture de femme […]. [Riferendosi al Giuditta e Oloferne degli Uffizi di Firenze] Una donna ha dipinto tutto questo! […] che qui non v’è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l’impassibilità ferina di chi ha dipinto tutto questo»

Roberto Longhi

Malgrado la gogna pubblica ed un processo duro ed umiliante, le ragioni di Artemisia vincono. Tassi sarà condannato, per aver abusato di una vergine, ad una sanzione pecuniaria e cinque anni di reclusione, da scontare, in alternativa, con l’esilio perpetuo da Roma. Pena, però, mai scontata per intero.

Di Artemisia Gentileschi rimane l’insegnamento di una donna che ha saputo e dovuto trovare dentro di sé la forza ed il coraggio di lottare contro i pregiudizi, di trovare il proprio spazio e affermarsi con le proprie forze in un mondo di uomini; un’aquila in volo, derisa da contemporanei che non mai seppero riconoscere e apprezzare le menti superiori.